Maria Assunta
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Intervista a Francesco Lanzino

Se di questi periodi, sui sentieri della Sila, o sulle provinciali vi imbattete in alcuni ragazzi in sella ai loro muli ed asini o li vedete chiacchierare, non è una comparsa e non è folklore… Noi li abbiamo accolti quando sono arrivati sul Lago Ampollino e ci siamo fatti raccontare cosa stanno facendo.

State affrontando un giro straordinario…

Sono Francesco Lanzino, presidente dell’Associazione di promozione sociale Woodvivors Aps. Il primo progetto che stiamo promuovendo è una ricerca sul campo, antropologica prevalentemente che ci condurrà da Pantelleria a Torino, in un viaggio a piedi lungo il Sentiero Italia accompagnati dalle nostre mule. Quello che stiamo cercando sul territorio è ciò che resta della civiltà contadina, non solo dei mestieri e dei valori, ma anche tutto quello che ruotava attorno ad essa, il senso di comunità e del coinvolgimento di tutta la comunità ed anche quell’aspetto più strettamente ecologico, visto che fino a settant’anni fa tutti erano ecologici ed ecologisti senza che esistesse questo termine. Quindi quello che noi vogliamo fare è un viaggio nel nostro passato che tanto passato ancora non è, non tanto per dire che bisogna tornare ad arare con le mule o fare le cose come si faceva un tempo ma per far sì che queste cose non si perdano e per cercare degli spunti per costruire un futuro più sostenibile nel senso che sappiamo tutti che arrivati al 2021 le nostre abitudini quotidiane stanno un po’ mettendo a rischio il nostro pianeta e gli equilibri che sostengono la vita stessa. Invece che trovare qualche nuova tecnologia o qualche nuova scienza che possa “salvarci” possiamo imparare dal passato. Questo ci proponiamo.

Insomma si tratta di un viaggio lento, sostenibile che possa farci ritornare all’uomo che eravamo…

Esattamente. Tornare indietro è un’utopia e non so nemmeno se si possa trattare della cosa migliore… Però un tempo uno doveva stare alle regole della natura non poteva prendere in giro la natura, se i pomodori crescevano d’estate bisognava aspettare questa stagione, se ora è tempo di fave, le mangi in questo periodo dell’anno così come i trattamenti che si facevano, per esempio, sul grano erano trattamenti specifici si piantava in un determinato periodo perché ancora magari non c’erano i parassiti, senza bisogno di spruzzare medicine era tutto più circolare, più sostenibile, c’era una stagione per seminare, una stagione per raccogliere ed una stagione per riposare anche e quindi fare festa, suonare, ritrovarsi…

Gli alberi insegnano perché essi riposano proprio per questa ragione… Ed è anche il discorso di riprendersi quegli spazi naturali che possano farci uscire fuori da questo stress perché oggi la malattia primaria è lo stress, questo andirivieni per cui abbiamo perso quella che è la naturale… quindi non si tratta di andare indietro ma è un ripercorrere indietro un pezzo di strada per ritrovare sé stessi…

Si tratta di rilanciarle certe cose perché in realtà veniamo da cinquant’anni di spopolamento delle campagne, delle montagne quando in realtà invece si può fare reddito in questi territori, anzi più è impervio il territorio, meno mezzi meccanici possono entrarci più con un investimento minimo un giovane può arrivare ad essere concorrenziale e quindi…

E quindi l’idea di un’agricoltura sostenibile, non l’agricoltura invasiva, non l’agricoltura dei pesticidi…

Non solo l’agricoltura anche l’allevamento…

Anche l’allevamento, del resto noi sappiamo bene che non sono solo le fabbriche o le automobili anche gli allevamenti intensivi ci hanno portato via tutta una serie di… troppo consumo d’acqua così come la produzione di anidride carbonica ed addirittura metano. Perciò bisogna tornare a stili di vita più naturali e questa è una bella idea che voi portate avanti dal Sud verso il Nord…

Ed è per questo che viaggiamo con le mule perché se io viaggiassi a piedi con lo zaino, ma tu lo hai notato subito che hai detto questi animali attirano attenzione… nel momento in cui io passo a piedi da un paesino magari la gente mi guarda con curiosità, su dieci persone uno mi chiede da dove vieni, hai bisogno di una mano. Viaggiando con le mule, invece la proporzione è inversa, cioè nove persone mi chiedono se ho bisogno di aiuto ed uno invece tira dritto. Questo perché noi durante la nostra ricerca vogliamo parlare con la fonte diretta di quel mondo quindi diciamo persone ormai anziane. Solitamente un anziano non ha voglia di raccontarti di quando non aveva le scarpe ai piedi o di quando doveva camminare tre ore la mattina per andare a lavoro… Vedendoti arrivare con un mulo. È quasi come se tu fossi sullo stesso piano, nel senso che loro, raccontandoti queste cose, sanno che tu li capisci e quindi non sono parole perse…”

Addirittura ti guardano con ammirazione… È come se tu li facessi tornare indietro in una pratica che, come hai detto tu, per certi aspetti potrebbe sembrare quasi da vergogna invece voi la rappresentate come una peculiarità, di esclusività, di bontà dell’azione.

Esatto. E quindi appunto un mulattiere due punto zero… Noi invece di riempire le bisacce dei nostri muli con la legna, con le pietre, o con il carbone, cerchiamo di riempirle con la cultura di questa civiltà contadina…

Con l’esperienza, con la cultura con i racconti che incontrate strada facendo…

Si. Ed è per questo che come destinazione si è scelta simbolicamente Torino perché è la prima città industrializzata d’Italia, luogo di migrazione non solo dal Sud, ma anche le valli si sono spopolate per andare a lavorare in fabbrica e quindi noi simbolicamente puntiamo a Torino proprio per cercare di raccogliere sulla nostra strada quello che resta della civiltà contadina

Avete già trovato tanto materiale perché tra Sicilia e Calabria possiamo parlare di due territori che sono ricchi delle specifiche che voi cercate, le tradizioni, anche il vivere con maggiore serenità perché i nostri territori non sono così antropizzati. Voi state attraversando il sentiero Italia che passa la Sila e come vedete ci sono veramente pochissime case, c’è tanta campagna… parlavamo prima anche della coltivazione della patata, mi piace l’idea di dire siamo emigrati invece avevamo un patrimonio straordinario qui perché l’idea è stata quella dell’industria, quella probabilmente dello stipendio, di aver il soldo “facile” del profitto ed invece qui avevamo una ricchezza…

…quella del fare carriera perché se non fai carriera non sei nessuno!

Ebbene quindi siete in tre…

Siamo ora tre qui a piedi, in realtà poi abbiamo altre due persone con un furgone con le quali ci vediamo ogni due o tre giorni. Nel furgone abbiamo anche l’attrezzatura necessaria perché comunque noi stiamo girando un film per documentare questo viaggio. Quindi siamo in tutto in cinque sul campo, ma altrettante persone sono a casa e alcuni di noi si daranno il cambio durante questi sei mesi… Io sono quello che mi occupo delle mule ed anche per questo non ho ancora sostato e farò tutte le tappe, ma c’è da dire che io da solo non andrei da nessuna parte…

Anche questo mi sembra un bel messaggio perché l’idea di stare insieme forse è una cosa che qui al Sud ci è mancato un po’, l’idea di stare insieme di collaborare e che insieme si possono raggiungere degli obiettivi…

“È l’idea di vedere le cose anche un po’ orizzontali… L’idea del progetto l’ho avuta io cinque anni fa ed è da allora che ci lavoro, però se non avessi i miei compagni che credono in questa idea io non potrei fare nulla perché dovrei stipendiarli e non posso, invece lavoriamo tutti insieme con passione e senza invidia”

Altro messaggio straordinario perché il dio denaro, la carriera, come dicevi tu, hanno portato gli uomini a imbruttirsi e ad imbrutirsi facendogli vedere il proprio simile come un nemico e non come una persona che ti può dare tanto…

“Ed invece no, perché io non devo né guadagnare né sfruttare, ognuno ha il suo ruolo e tutti andiamo verso la stessa direzione perciò mettiamoci tutti insieme ed anche per questo l’idea di percorrere tutta l’Italia… Molto spesso noi parliamo con agricoltori ed allevatori e ti rendi conto che tutti lamentano le stesse cose, hanno i medesimi problemi e tutti si sentono da soli quando in realtà anche solo il fatto che il Sentiero passa da là è una rete che li unisce e il fatto di raccogliere le testimonianze di questa gente, giorno dopo giorno, da qua fino a là, sicuramente, a prescindere dalle belle riprese o dall’arrivo a Torino che sarà una cosa bellissima, creare una rete emettere in contatto le persone è importante…”

Sicuramente il film non è fine a sé stesso, ma vuol dire raccontare questa storia che è una storia vera, viva ed anche il turismo sta cambiando questo turismo di esperienza sta prendendo piede proprio per le ragioni che dici tu. La gente comincia a capire che bisogna andare alle radici delle cose, bisogna non andare più negli alberghi di lusso, ma andare a fare esperienza sul campo, dalla massaia, a fare a “pasta e casa”

Negli alberghi è tutto uguale dall’arredamento al trattamento…

Invece essere accolti in famiglia dalla massaia, mangiare un panino al volo in un posto “anonimo”, come qui al bivio, da Quintino, è un’esperienza unica, lo puoi fare solo qua…

Queste sono le ricchezze della vita, perché se no, diventiamo piatti da qua in America, tutti vestiti allo stesso modo, tutti con le stesse ambizioni senza tenere conto “ca io sunnu sicilianu e tu si calabrese”, tu hai le foreste, io il mare e le saline e quindi perché farci la guerra? Insieme creiamo quello che ci fa maturare e ci rende veri uomini

Sono contento di avervi incontrato ed intercettato, faremo un pezzo di strada insieme e vi auguro di portare a termine fino in fondo e bene questo bel progetto e mi auguro che questo film, questa vostra storia possa essere ripresa e metabolizzata da più persone che comprendano che andare lenti, andare con i tempi della natura è la cosa migliore che possiamo fare in questo periodo che è particolarissimo e ci insegna che la natura è l’unica salvezza per l’essere umano. Questa cosa vi fa onore e vi ringrazio di questo passaggio in terra calabra.

Grazie a te e a tutte le guide Aigae, al Parco della Sila, al Presidente ed al Direttore che ho sentito telefonicamente e a presto