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Quando la montagna era nostra di Fioly Bocca

 

In uno scenario magico il "MABOS" Museo d'Arte del Bosco della Sila, incastonato nel Parco Hotel Granaro che si è tenuta la presentazione del libro "Quando la montagna era nostra" di Fioly Bocca.

 

Quando l’uomo partorisce l’albero

Quando l’uomo partorisce l’albero e l’albero l’uomo, in questo incanto viscerale, finisce per sviscerarsi un altro incanto, quello tra Arte e Bosco…

Così di dipana l’avventura al Mabos, una realtà in cui l’uomo e la natura si incontrano ed interagiscono.

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Con un bel sole che accarezza la pelle e l’anima, trascorre la mattina tra bosco e parole, tra sensazioni di felicità e di appagamento, accompagnati dagli intermezzi progettati con la solita maestra dalla musa Erminia Madeo, ormai storica redattrice della rassegna “La montagna di chi legge”, giunta alla sua terza edizione.

I passi si intercalano alle parole, i respiri alle emozioni mentre i poeti accorsi alla rassegna ci consegnano scrigni di lemmi da cui partire per conoscere l’uomo e le sue sfaccettature, l’uomo e le sue contraddizioni…

 

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Sulla collina” di Maria Curatolo spento è l’orologio perché il tempo si è fermato. L’uomo è in un tempo sospeso tra cieli immensi ed abissi di ecatombe. Impazzito, spaurito eppur saccente, non comprende, non annusa, non si ferma. Inietta veleni e sconvolge sistemi. Il suo potere o quella parvenza sembra essere il suo successo…

Cos’è” dice Cosimo Rodia…Cos’è? Il titolo è l’anima di questa eterna domanda che fa oscillare lo spirito dell’uomo nell’eterna lotta tra il temporale ed il sole. Cos’è? Un equilibrio che l’uomo deve riscoprire, anzi ricercare nella bellezza che ha attorno e che spesso distrattamente non si accorge di percepire. Ma non dimentichiamo chi siamo e di cosa siamo fatti. Siamo terra mista a sudore e nella bellezza che ci circonda dobbiamo riscoprire leggera la brezza…e “Leggera è la brezza” che porta con sé leggerezza e nuovi aneliti di speranza, nuove propensioni, un barlume, un fioco lume da accendere. Nel nuovo, si distingue sempre un punto di partenza, identificata da una luce. L’uomo non è solo con sé stesso, ma è accompagnato dalla sua stessa speranza…

 

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E mentre la speranza si fa strada, apparsa d’incanto, la luce umetta “rappresi strati dell’anima”. L’uomo si lascia invadere dalla sua stessa furia e poi rinsavisce… in “Betulle (di luce)” di Luigi Fabbricatore…

Ma Anna Lauria getta semi che, dispersi, sognano. Semi dispersi vivono. Semi dispersi sbocciano a nuova vita, ad ergere colonne eterne sul mondo degli uomini, ad accarezzare colonne portanti che sono nate e diventate subito ad occhi nuovi “il parto degli alberi”. Il parto degli alberi siamo noi perché essi hanno generato nuova vita, nuova concezione, nuova terra, nuove novità… E quando l’uomo finalmente partorisce l’albero e l’albero l’uomo, in questo incontro viscerale finisce per sviscerarsi un altro incontro, quello tra Arte e Bosco raccontato con incanto in “Mabos, o della storia di un incontro” di Felice Foresta. Felicità, la parola di apertura e di chiusura, la speranza per ogni uomo che calca la terra.

 

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Il pomeriggio ci regala la mostra fotografica Camera Oscura di Mario Giacomelli Il canto dei nuovi migranti, il cui progetto e realizzazione ci viene raccontato da Elisabetta Longo e Mario Talarico, rispettivamente direttrice e fondatore del Mabos.

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Ed infine è la volta di Fioly Bocca, autrice del libro Quando la montagna era nostra che, insieme ad Erminia Madeo e Felice Foresta, ci intrattengono con argomenti ed emozioni che ci legano, come le radici…

Nell’aggettivo possessivo del titolo, tutto il senso di un indelebile sogno che vive, che fa battere il cuore di chi la sera guarda un cielo pieno di stelle, dove gli alberi incorniciano la luna. Di chi guarda un cielo di montagna. Già scuro o al suo imbrunire, non importa. Rosso o macchiato di viola, giallo o arancio non cambia la sostanza. È il cielo di montagna che copre per proteggere e scopre per far vivere. Di chi si spera che la vita trascorra al riparo di inventate convenzioni per trasformarsi in autentica vivacità. Di chi ama forte perché il cuore della montagna può contenere tutta la vulnerabilità dei sentimenti. Di chi aspetta che le stagioni della vita si rinnovino. Di chi vuole un mondo dove poter semplicemente essere sé stessi e avere il desiderio dei bambini, sia esso un bagno nel fiume o arrampicarsi su un albero!!!

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