Maria Assunta
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Donne in montagna 2024

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“Quando sentirai la voce del vento, lui ti racconterà di uomini e donne alla ricerca di un’idea. Siediti, ascolta e fa tesoro perché nel mistero della relazione si nasconde il segreto della vita stessa”.

È la quarta edizione di “Donne in montagna” e l’evento si apre alla collaborazione con due associazioni, la Pro Loco Sila Cotronei ETS e l’associazione “Diverso da chi?”. Nel progetto a tre, c’è l’idea che il nostro territorio già bello di per sé, già prodigo di infinita bellezza, ha solo bisogno di qualche pennellata che possa adagiarsi più che su di lui, su di noi e possa diventare uno stimolo alla relazione.

La giornata è stata rappresentata in maniera magnifica (e come non poteva essere così!) dalla donna per eccellenza, madre natura, da quella madre che in tutte le sue forme abbiamo voluto celebrare. E d’altronde il percorso del Crocifisso della Chiesiola – che è stato scelto e non a caso come “sede” ideale per questa manifestazione – serba dentro di sé un forte afflato di spiritualità che spinge all’introspezione. La propensione al cielo del Redentore pare essere il disegno della storia di ogni uomo, e lo avvicina a Dio che in una sorta di rassicurazione paterna sembra dire “Non ti preoccupare io e te siamo uguali!”

E la natura è lì a ricordarcelo. Cosa? Che possiamo farcela. Che ogni forma di riscatto per ogni tipo di uomo è intrecciata al ramo di un albero, è disposta sulla corolla di un bucaneve…

E proprio dalla corolla di un fiore si è sprigionato il grido calmo di Alessandra che ci ha raccontato di Michela e di altre mille Michela racchiuse nei racconti R-esistenze, un progetto generato dall’alone pandemico e sfociato in libro “resistente” che racconta la forza al femminile e il coraggio di affrontare le sfide dell’esistenza senza la erre e la creatività tutta femminile di fare l’impossibile per aggiungerla come prefisso… Nella storia di Michela di cui Alessandra “aru mparu du lupu” ci regala un assaggio, c’è la mia, la tua storia, c’è il dolore di chi si sveglia monco, la paura di chi affronta l’imponderabile, la speranza di chi sogna di cambiare le cose con un nuovo alito sulla propria coscienza e la certezza di chi può farcela.

E ce l’ha fatta Menella e con lei Bruno, Giovanna, Antonio, Alessia che si sono rimboccati le maniche e si sono sporcati le mani nella terra silana per piantare un pino simbolo assoluto della forza, baluardo dell’esistenza protesa a rinvigorire ed un faggio lasciva e sinuosa icona di storie infinite di anastomosi, segni inequivocabili ci racconta Giovanni, di un vivere all’unisono, staffetta ideale tra terra e cielo a descrivere che la diversità non toglie, ma aggiunge. Ed aggiunge paure e sogni, mette catene e le scioglie, inscrive in un cerchio dove ogni punto è un obiettivo di amore.

Lo stesso che i bambini di “Diverso da chi?” hanno messo nel disegnare le tavole del kamishibay che ha narrato la storia di un rapporto tra uomo e natura che deve essere ripreso in considerazione ed interpretato ogni giorno, nella nostra vita.

E ci ha chiamati Lina con Frieda nel suo girotondo dove i bambini non cascano giù per terra, ma hanno ali di farfalla… Lina e Frieda ci hanno condotto nella storia di donne e uomini che, con l’esempio di essenzialità della loro vita, insegnano a chi sa guardare con occhi vigili che il grande respiro dell’anima è costituito dalle piccole cose e che per essere grandi bisogna non pretendere di esserlo.

Un’occasione per tutti noi per ricordarci che siamo esseri umani e che abbiamo bisogno, per vivere bene, di emozionarci, di coltivare le nostre emozioni, di far venire giù una lacrima e di asciugarla con uno splendido sorriso, di tendere la mano all’altro per aiutarlo e finire per stringerla per non scivolare e di prendere per mano noi stessi e ristabilire i nostri equilibri.

E la natura in tutto ciò ci insegna la strada!